22 novembre 2006

Racconti / Elba incantatrice

Era l'anno scorso, o forse mille anni fa, che mettevo piede all'Elba per la prima volta, isola incantatrice e misteriosa. Sul traghetto mio fratello ed i suoi amici scherzavano e prendevano il sole, parlando delle mille avventure che presto avrebbero vissuto, una donna via l'altra, in un sogno utopistico che spesso accomuna i giovani maschietti di vent'anni. Io vivevo questa atmosfera cameratesca sentendomi un po' "maschietto" anch'io, in vena di avventure, anche solo per un giorno, quanto doveva durare il mio soggiorno li.

Era stato estenuante, l'anno appena trascorso, chiuso in un buio monolitico privo di bei ricordi in cui avevo vissuta prigioniera di un "amore" che mi aveva fatto il vuoto intorno e che avevo spezzato con voluto cinismo.

Ed ecco l'Elba, che forse doveva essere un regalo per me - nei progetti di mio fratello - un modo per passare un po' di tempo e spezzare lo stress. Elba misteriosa e ingannatrice, appare all'improvviso, le prime rocce, i primi scogli e pensi che l'approdo sia sempre imminente. Invece non arriva mai ed è qui il suo primo sortilegio, come quella di una bellissima donna, che promette promette con smaliziati sorrisi, gli occhi azzurri, il sole sulle labbra e poi non mantiene o, se lo fa ti porta via il cuore e l'anima e non te le rende più.

Ecco l'Elba, che ti apre le braccia ma non ti accoglie, costretta a prostituirsi al turismo forse per la troppa vicinanza con un Continente che a malapena riesce a considerare patria, da cui la divide solo mezz'ora di mare.
Non si innamora di te, l'Elba, anzi ti sbatte davanti agli occhi le tabelle con gli orari di ritorno dei traghetti e ai suoi figli ha insegnato a chiederti, prima di ogni altra cosa, "Quando riparti?". Ma se lo vuole, dopo averti catturato con il suo riserbo, con la sua finta indifferenza, con la sua bellezza solare, ti ama in modo totalitario, pervasivo, penetrante. Ti porta nelle sue insenature più ignote, sulle spiagge assolate, tra gli scogli più inconsueti e poi sui monti, tra le pieghe della sua storia di cui è gelosa, lontano dal turismo che la possiede per qualche ora di sola e l'abbandona sporca ed esausta.

Sono rimasta una settimana in quel paradiso, sospesa tra mare e terra, preoccupata per quello che mi stava accadendo e che non riuscivo a decifrare. Mi stavo innamorando, io, proprio io, di un'isola, di una vita.

E poi via, di nuovo via, di ritorno nella civiltà, con un senso inspiegabile di nostalgia, fissato in una foto insensata e paesaggistica del porto che si allontana, quando il traghetto varca l'ultima insenatura e l'isola tutta sembra tirare un sospiro di sollievo. Non ti appartiene più. Non puoi tornare indietro, non approfitterai ancora per qualche ora di lei.

Sono gelosa della mia isola, che è un po' una droga per me, così lontana dal mio mondo, così nascosta agli occhi della gente comune. E quando cala il sole l'Elba è una fortezza, che ti protegge e si protegge, ti facredere che nulla possa accaderti li, ti fa sentire irraggiungibile.

Di rado ho avuto il coraggio di metterci piede all'Elba e infatti ogni volta l'effetto è stato più doloroso. L'arrivo mi dà i brividi e mi rende nervosa come in una inutile anticamera, poi una volta lì il tempo smette di avere significato, il giorno si perde nella notte come inutile tentativo di fermare la corsa delle ore. E non mi sazio mai delle emozioni che riesce a darmi, che sia un soffitto di stelle appeso sopra il porto o le luci di barche e traghetti che si vedono dai paesini di collina, o gli isolani che ormai devono avermi un po' metabolizzata e mi fanno partecipe delle loro abitudini e tradizioni, o ancora le serate gelide e senza luna in cui ti senti parte di un unico pezzetto di terra e intorno il nulla.

Come si può ripartire a cuor leggero, sapendo che nulla di tutto questo si può trovare altrove?
Come si può, da soli, sopportare il peso del distacco in mare da una terra che tanto mi ha conquistato?

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